12/12/2008
Airaghi: ricerca e risultati concreti la via per ottenere finanziamenti adeguati per lo spazio
«Passare dallo spazio come fine allo spazio come mezzo: qualcuno ha equivocato su questa affermazione, permettetemi di fare chiarezza!». Comincia con queste parole un intervento dai contenuti inequivocabili di Marco Airaghi consigliere per lo spazio e la Difesa del ministro La Russa su tre punti chiave della politica spaziale italiana da lui sostenuti (in sintesi, rapporto tra ricerca e ricadute, dualità e sistema Paese), temi che hanno suscitato diverse interpretazioni e sui quali ha voluto mettere un punto fermo nel corso del Convegno "Eurospazio: strategie per il futuro", organizzato ieri a Roma dalla Consulta Nazionale per l’Aerospazio di AN e dal Centro Studi Interazioni. Dedalonews li ha voluti approfondire al termine del convegno.
«Non vogliamo uccidere la ricerca. Sarebbe miope e folle», ci ha detto Airaghi. «Quando dico che ritengo indispensabile passare dal concetto di "spazio" come "fine" a quello, più maturo, di "spazio" come "mezzo", intendo dire che ritengo indispensabile per la sopravvivenza stessa dei grandi programmi internazionali, ovviamente inclusi quelli di pura ricerca, il reperimento delle enormi risorse economiche necessarie».
«Come si fa ad avere risorse?», ha proseguito: «convincendo i decisori, cioè i governanti, a distrarre queste risorse da altre attività. Ma in momenti di gravi e generalizzate contrazioni dei bilanci nazionali e di esiguità dei capitoli di spesa, questo diventa più difficile e se non dimostriamo che le attività spaziali hanno ricadute concrete, che giovano ai cittadini e producono ritorni positivi nella vita comune e vantaggi evidenti per i tax payer, non ci riusciremo, sarà impossibile convincere chicchessia in Italia ed in Europa a mettere fondi sullo spazio piuttosto che altrove. E senza risorse non ci sarà spazio, né come fine né come mezzo!
Quindi, so benissimo che una tecnologia avanzata come questa per avere un futuro deve continuamente investire "anche" in ricerca, sia ricerca applicata che ricerca pura. "Anche"… non "solo"!».
Passiamo ad un altro tema: la necessità, da Lei più volte rappresentata, che ASI e Difesa lavorino sempre più in sinergia…
«È un concetto che mi è particolarmente caro e che giudico strategicamente fondamentale».
Ma, prendendo spunto da questa affermazione, qualcuno ha detto che "la Difesa vuole mettere le mani sulle stelle…"
«La Difesa assolutamente non ha questo interesse e, personalmente, non cerco la militarizzazione dello spazio e sostengo che l’indipendenza dell’ ASI deve essere garantita. Sono pero convinto che, soprattutto in un momento di restrizione delle risorse, sia doveroso ed indispensabile mettere a fattor comune le reciproche capacità e ottimizzare le risorse per un’azione sinergica ed un più efficace ed efficiente utilizzo del denaro pubblico, vista l’intrinseca ed innegabile dualità della maggior parte delle tecnologie satellitari. Quello che voglio dire, in parole semplici, è che ritengo sciocco e irresponsabile, in questa situazione, non cercare sinergie, che invece sono estremamente vantaggiose per il settore, come dimostra la costellazione Cosmo SkyMed. Ed ecco perché credo sia necessario un collegamento sempre più forte tra ASI e Difesa, con la creazione di un tavolo permanente di consultazione. Naturalmente esso dovrà essere aperto all’industria e all’Università per un vero sistema Paese dove finalmente ci decidiamo a giocare come squadra».
Lei batte molto anche sull’idea di "sistema Paese", un approccio che è sempre più condiviso e nel quale l’Italia è stata molto carente rispetto, ad esempio, a Paesi come la Francia…
È vero. Mi sta molto a cuore l’assoluta necessità di un sistema Paese forte e compatto nel difendere gli interessi nazionali, interessi che devono vedere affiancati e solidali industria (sia grande che PMI), ricerca, università, ASI e Governo, in modo da mantenere in Europa il ruolo di rilievo che da sempre abbiamo nel settore. Solo se impariamo a muoverci come Sistema Paese non avremo paura di andare alla competizione internazionale ed entrare in progetti europei che diano ricadute ai nostri cittadini, alla nostra industria e alle nostre forze armate. Un forte sistema Nazione ci consentirà di confrontarci coraggiosamente a livello continentale per costruire un sistema Europa in grado a sua volta di ottimizzare le risorse economiche e sostenere progetti sempre più ambiziosi, sia di applicazioni sia di ricerca ed esplorazione.
«
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