25/02/2009
"Eurospazio: strategie per il futuro"
Al termine di questo interessante convegno, non posso che confermare quanto già da tempo sostengo: l'ing. Saggese come Commissario dell'ASI è l'uomo giusto al posto giusto ed al momento giusto. Perché dico questo? Perché da tempo sostengo la assoluta necessità di passare dallo spazio come "fine" allo spazio come "mezzo". Ed un manager capace ed efficace come Saggese è la persona adatta a questo cambiamento di impostazione culturale.
Poiché però qualcuno ha equivocato su questa mio slogan, permettetemi di fare chiarezza!
Abbiamo parlato di programmi sia scientifici che applicativi di enorme portata. Sono certo che il maggiore problema che incontreremo in futuro per la realizzazione di questi ambiziosi programmi sarà il reperimento delle enormi risorse finanziarie necessarie. E questo, in un momento di generale contrazione dei bilanci, sia nazionali sia a livello comunitario sarà un problema di difficile soluzione. Sono anche certo che, l'unico modo che avremo per convincere i decisori (siano essi Ministri nazionali o Commissari europei) a distrarre fondi dai loro capitoli di spesa per convogliarli sul capitolo Spazio sia dimostrare loro in modo inequivocabile le concrete ricadute che tali investimenti porteranno ai cittadini (i tax payers.) ed alle amministrazioni nella vita di tutti i giorni. E' per questo che sostengo l'assoluta necessità di passare allo spazio come mezzo! Non certo per uccidere la ricerca - come qualcuno ha criticato - sarebbe miope e folle: so benissimo che per tecnologie come l'aerospaziale, la ricerca continua è indispensabile e unica garanzia di avere un futuro. Ma senza risorse non ci sarà spazio, né come fine né come mezzo!
E siccome sono fermamente convinto che nel prossimo futuro il discrimine tra grandi potenze internazionali e nazioni relegate ad un ruolo secondario sarà avere o no un ruolo nel settore aerospaziale, ritengo doveroso garantire all'Italia la possibilità di mantenere la sua tradizionale leadership nel settore.
Pertanto certo, per avere un futuro, l'aerospaziale deve continuamente investire "anche" in ricerca, sia ricerca applicata che ricerca pura. "Anche"... non "solo"!
Allo stesso modo e per un motivo analogo sono convinto della imprescindibile necessità di un sempre più stretto legame sinergico tra ASI e Difesa, è un concetto che mi è particolarmente caro e che giudico strategicamente fondamentale.
Qualcuno ha detto che la Difesa vuole mettere le mani sulle stelle...
La Difesa assolutamente non ha questo interesse e, personalmente, non cerco la militarizzazione dello spazio, anzi sostengo che l'indipendenza dell' ASI deve essere garantita. Sono però convinto che soprattutto in un momento di restrizione delle risorse sia doveroso ed indispensabile mettere a fattor comune le reciproche capacità e ottimizzare le risorse per un'azione sinergica ed un più efficace ed efficiente utilizzo del denaro pubblico, vista l'intrinseca ed innegabile dualità (finalmente riconosciuta) della maggior parte delle tecnologie satellitari. Quello che voglio dire, in parole semplici, è che ritengo sciocco e irresponsabile, in questa situazione, non cercare sinergie, che invece sono estremamente vantaggiose per il settore, come dimostra la costellazione Cosmo SkyMed. Ed ecco perché credo sia necessario un collegamento sempre più forte tra ASI e Difesa, con la creazione di un tavolo permanente di consultazione. Naturalmente esso dovrà essere aperto all'industria e all'Università per un vero sistema Paese dove finalmente ci decidiamo a giocare come squadra.
Anche questa necessità di avere un forte sistema Italia in grado di tutelare i grandi interessi nazionali nel settore è un mio chiodo fisso. Se mi permettete dico anch'io "I have a dream": è quello di vedere, finalmente, un Paese forte e compatto nel difendere gli interessi nazionali, interessi che devono vedere affiancati e solidali università, ricerca, industria (sia grande che PMI), ASI, Governo ed Enti Locali, in modo formare una squadra compatta in grado di mantenere in Europa il ruolo di rilievo che da sempre abbiamo nel settore.
W solo se impareremo a muoverci come Sistema Paese saremo solidi e non avremo paura di andare alla competizione internazionale ed entrare in progetti europei che diano ricadute ai nostri cittadini, alla nostra industria e alle nostre forze armate. Un forte sistema Nazione ci consentirà di confrontarci coraggiosamente a livello continentale per costruire un sistema Europa in grado a sua volta di ottimizzare le risorse economiche e sostenere progetti continentali sempre più ambiziosi, sia di applicazioni sia di ricerca ed esplorazione, senza il timore di perdere prerogative nazionali.
Auspico infine un sistema in cui si abbiano le capacità e le volontà di affrontare i grandi progetti e la realizzazione di sistemi complessi anche utilizzando i più moderni strumenti, come Partnership Pubblico Privato (PPP), project financing, etc. per arrivare ad acquistare servizi invece che satelliti.
Per tutto ciò che ho detto serve grande impegno, forse una rivoluzione culturale, ma sono certo che la nostra nazione, per tradizione, ruolo e capacità, abbia tutti i numeri per farlo, nell'interesse del futuro dei nostri cittadini.
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