16/07/2010
Difesa, l'Aid dà un futuro agli stabilimenti non più strategici. Il direttore Airaghi: "Stiamo lavorando per diventare competitivi senza perdere un posto di lavoro"
Roma, 15 lug (Il Velino) - Negli organismi istituzionali italiani, e della Difesa in particolare, ce ne è uno che sta rivoluzionando la concezione di struttura statale: è l’Agenzia industrie difesa (Aid), che dal 2008 ha avviato una completa trasformazione diventando una realtà competitiva, pienamente integrata nel “Sistema Italia” e per di più non perdendo un posto di lavoro. “La struttura nacque per volere dell’allora ministro della Difesa Beniamino Andreatta – ha spiegato al VELINO l’onorevole Marco Airaghi, direttore generale dell’Agenzia -, che la creò per gestire il futuro di nove stabilimenti militari considerati non più strategici (ora otto dopo la cessione alla Regione Sardegna dell’ex arsenale della Maddalena). La struttura, che avrebbe dovuto essere la piattaforma ideale per partnership pubblico-privato, aveva però una serie di limiti che di fatto le impedivano di poter assolvere al meglio i suoi compiti. Io ne ho assunto la direzione nel 2008 su invito del ministro Ignazio La Russa, il quale mi ha chiesto di rilanciare gli stabilimenti per renderli competitivi”.
“È una sfida impegnativa – ha aggiunto il direttore generale -, ma ci stiamo lavorando e in breve tempo sono stati raggiunti risultati significativi”. Per esempio, nel 2009, grazie a un accordo con il ministero della Salute, lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ha prodotto l’Oseltamivir, un antivirale usato nel trattamento e nella profilassi della influenza A e B, che in breve è stato distribuito a tutti gli ospedali sul territorio nazionale. “La partnership con il ministero della Salute – ha proseguito Airaghi -, si è dimostrata un successo. A Firenze una volta venivano prodotti solo farmaci per i militari. Oggi, invece, lavoriamo per tutti, in tempi rapidi e con la massima efficienza”. Inoltre, lo stabilimento ha chiuso il suo bilancio nel 2008 per la prima volta in attivo e l’anno successivo ha consolidato i risultati raggiungendo degli utili.
Anche per quanto riguarda le altre strutture ci sono novità importanti in arrivo. Allo stabilimento grafico militare di Gaeta, per esempio, si sta lavorando per digitalizzare l’archivio militare. A quello militare spolette a Torre Annunziata, invece, è partito un progetto pilota per la conversione e la rivendita di veicoli militari da dismettere. Al momento si sta lavorando per “insegnare” il nuovo lavoro ai dipendenti. “Siamo ancora in fase di test – ha spiegato a questo proposito Airaghi -, ma se tutto andrà come nei piani, pensiamo di riuscire a produrre utili fornendo anche un buon servizio ai privati”. Infatti, è presumibile che i prezzi dei veicoli saranno competitivi e in più ci sarà la garanzia della loro revisione da parte dello Stato. Alla struttura di demilitarizzazione di Noceto, invece, vengono eliminati tutti i tipi di esplosivo, sia militare sia civile. “Lavoriamo con tutti – ha sottolineato il direttore generale -, nel pieno rispetto dell’ambiente. Tanto che produciamo zero emissioni”. Il servizio, infatti, è utilizzato anche dalle forze di polizia quando devono far brillare gli esplosivi sequestrati, compresi quelli pirotecnici.
Infine, allo stabilimento di Messina è in previsione un’iniziativa che si preannuncia molto ambiziosa: convertire i motori dei carri armati in disuso in propulsori nautici. “Finora i motori dei carri venivano smantellati – ha detto Airaghi -. Noi, invece, pensiamo di recuperarli dando loro una nuova vita in mare. Anche in questo caso siamo alle prime fasi del progetto, ma nonostante ciò, abbiamo riscontrato un notevole interesse da parte di possibili acquirenti e utenti”. Ciò che sta avvenendo all’Aid, peraltro, rappresenta un modello anche per come vengono apportati i cambiamenti, spesso quasi radicali: la direzione dell’Agenzia, infatti, lavora in piena sintonia con i sindacati che hanno concesso la loro completa disponibilità. “Quando sono arrivato all’Agenzia industrie difesa – ha concluso Airaghi -, ho fatto un discorso molto chiaro ai sindacati. Ho spiegato loro che volevo rivoluzionare la struttura senza perdere un posto di lavoro. Anzi. Valorizzando i dipendenti. Ho però aggiunto anche che da solo non ci sarei mai potuto riuscire e che quindi avevo bisogno del loro aiuto. E devo dire che me lo stanno dando, infatti c’è un ottimo clima costruttivo”.
Francesco Bussoletti
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